Critiche costruttive

Strategie utili per formulare critiche costruttive.

Durata: tempo di lettura 4 minuti

A scuola i ragazzi vengono continuamente giudicati. Il sistema scolastico prevede che i professori evidenzino gli errori, diano un voto alle diverse prove. Ma quando il clima è troppo giudicante alcuni ragazzi si sentono aggrediti. Perdono la motivazione e si convincono che qualsiasi cosa facciano non sarà mai sufficiente.

Che cosa può fare un genitore in questi casi?

Deve evitare di ricreare tra le mura domestiche lo stesso clima giudicante che può esserci in classe, non solo a causa del sistema dei voti, ma anche per i confronti che i ragazzi fanno tra loro.

Se, come genitore, ci troviamo a dover fare delle critiche, è bene che esse siano costruttive partendo da una regola d’oro: cominciare sempre da ciò che c’è di positivo prima di affrontare ciò che, sbagliato o insufficiente, può essere migliorato. Iniziare con un messaggio di apprezzamento in riferi­ mento a un problema del momento, consente di passare più facilmente alla critica. Più la critica si riferisce a situazioni concrete, più essa aiuta a progredire; meno è giudicante, più è produttiva.

Vediamo qualche utile strategia per formulare critiche costruttive

Non dire mai ciò che non va “in pubblico”, ossia davanti a fratelli, amici, compagni o altri. Ciò che dobbiamo dire a nostro figlio sul suo rendimento scolastico riguarda soltanto lui. Se lo apostrofiamo davanti a un auditorio creiamo un tribunale con noi come avvocato generale. Nella maggior parte dei casi l’umiliazione non è foriera di miglioramento, porta bensì a chiudersi in se stessi a sminuire il valore del predicozzo o anche a “vendicarsi” facendo esattamente il contrario delle attese.


Dare sempre una direzione. A volte l’insuccesso scolastico è dovuto al fatto che il ragazzo non ha ancora impa­ rato a organizzarsi. Si tratta allora di trovare insieme un’articolazione più funzionale del tempo dello studio.

Non accusare. Piuttosto che dare giudizi generali sulla persona (scansafatiche, bugiardo, stupido...), orientarsi sui fatti concreti. Il comportamento è solo un segnale che indica un bisogno inevaso in un dato momento. Relegare un ragazzo in un giudizio globale e definitivo, significa convincerlo che lui è proprio così, che quella è la sua natura e non può cambiare.

Esprimere ciò che manca per riuscire. Si può dire: ”Quel 5 in matematica mi fa pensare che non ti sia impegnato. Non hai fatto tutti gli esercizi. Questo potrebbe essere il motivo per cui hai ottenuto un risultato al di sotto delle tue possibilità”.

Proporre una soluzione. Dopo avere segnalato una mancanza (di esercizi, di attenzione) serve proporre una soluzione applicabile. Per esempio, costringere un ragazzo a rivedere tutto il programma di una determinata materia, con il pretesto di una insufficienza, può essere un progetto utopico che rischia di restare senza effetti. Si tratta di trovare soluzioni praticabili. Proporre soluzioni irrealistiche, così come criticare senza indicare delle soluzioni, o senza che sia il ragazzo a proporre delle soluzioni, significa negargli una seconda chance.

Sostenere l’assenza di risultati immediati. Capita che un cambiamento migliorativo nel comportamento, nell’ap­ plicazione, nella concentrazione ecc. non porti a dei risultati rapidi. Nostro figlio si lamenta: “Mi sono impegnato ma ho preso di nuovo una insufficienza”. In casi del genere, due sono le tentazioni del genitore: dargli ragione perché si è visto l’impegno; mostrarsi solidali, comprendere l’insuccesso momentaneo e incoraggiarlo a proseguire nei suoi sforzi malgrado l’assenza di risultati.

L’assenza di risultati nel breve periodo nonostante l’impegno, può avere diverse spiegazioni.

La prima è che i cambiamenti non avvengono per magia, c’è bisogno di tempo per recuperare. Il ragazzo deve prendere coscienza delle lacune legate al passato e avere fiducia nel fu­ turo. Gli si può dire: ”Hai lavorato poco, il cellulare non ti ha aiutato a concentrarti, ci vuole un po’ di tempo perché la macchina si rimetta a funzionare. Se tu ora ti arrendi, gli sforzi che hai fatto non servirebbero a nulla”.

La seconda possibilità è che l’insegnante non si accorga degli sforzi che l’alunno sta facendo e dei suoi miglioramenti: continua a vederlo come lo vedeva pri­ ma, quando non rendeva, era distratto o dava fastidio. Si chiama effetto alone e vale sia per gli alunni giudicati bravi fin dall’inizio che per quelli giudicati scadenti. È come se l’insegnante avesse tatuato un’etichetta sulla fronte dell’alun­ no e nel valutarlo continuasse a fare riferimento a essa invece che al rendimento. Anche se rara questa ipotesi non è assurda: ci vuole del tempo perché quel tatuaggio si trasformi in una decalcomania e finalmente si stacchi. Come tutti, anche gli insegnanti possono inquadrare i propri alunni sulla base delle prime impressioni. Se l’alone negativo persiste è bene che il genitore parli con l’insegnante.

Criticare costruttivamente richiede una capacità di pianificazione, di autocontrollo, di sensibilità e una certa pratica.
L’importante è, come per altri apprendimenti, provarci e provando, osservando le reazioni e i risultati, acquisire una sempre maggiore competenza.

Articolo pubblicato sulla rivista Conflitti n°2-2018
di Anna Oliverio Ferraris psicologa, psicoterapeuta, docente all’Università di Roma.

Corsi correlati

Rivista Conflitti:

Presentazione rivista Conflitti

Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica.

Il lettore solido

… vuole investire con convinzione nelle proprie capacità di riflessione e apprendimento.

Il lettore resistente

… si impegna a far conoscere la rivista Conflitti a qualcuno che non l'ha mai letta.

< Indietro
Strategie utili per formulare critiche costruttive.
Scopri Conflitti, la rivista trimestrale
di ricerca e formazione psicopedagogica
diretta da Daniele Novara Copertina Rivista Conflitti 2-2018