Non sentirsi bocciati a vita

La scuola deve basarsi sui progressi, la bocciatura valuta solo i deficit.

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È stato dichiarato vivo per miracolo il giovane insegnante colpito in faccia e quasi strangolato dal padre di uno studente a cui era appena stata comunicata la bocciatura del figlio.

La sua aggressione si aggiunge alle tante (una trentina da gennaio) ai danni di colleghi, ma questo, tra la chiusura nell’anno scolastico gli esami, è un periodo caldo. E se l’inizio d’anno si era aperto con un decreto il precedente ministro Fedeli che prometteva promozione più facili nella scuola primaria e secondaria inferiore, e i dati Miur segnalano nel 2017 un calo delle bocciature(dal 7,0 percento dell’anno passato all’attuale 7,3 nelle superiori;  dal 3,3 al 3 alle medie, per le elementari non ci sono dati),  sono ancora tanti i respinti e la preoccupazione dei genitori è palpabile. “Non è colpa degli studenti”,  reagisce il docente aggredito, il suo appello riecheggia curiosamente il titolo dell’ultimo libro (Non è colpa di bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito, BUR) di Daniele Novara, pedagogista, formatore il fondatore del centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. “La violenza va condannata”,  spiega Novara, “ma lo scollamento e il rancore dei genitori sono segnali preoccupanti: la scuola deve basarsi sui progressi,  la bocciatura valuta solo i deficit.  E come se un ospedale rifiutasse un malato perché non è guarito, senza considerare i piccoli miglioramenti che quasi sempre preludono alla guarigione”.

Quindi lei abolirebbe bocciatura?
L’apprendimento va valutato nel suo processo, ognuno ci arriva secondo le proprie risorse, giudizi sono spesso una forma di punizione che non incentiva certo, l’unico modo per promuovere il miglioramento è lavorare sui piccoli successi, sui traguardi.
La scuola Invalsi, delle crocette, valuta in base gli errori. Spesso, invece, certi errori sono proprio l’indizio di un corretto processo di apprendimento. Si impara confrontandosi e facendo, non ascoltando. Solo in Italia non abbiamo ancora capito.  Per questo la scuola paga un inutile prezzo.

Quale prezzo?
Quello della mortificazione: ogni alunno ha le sue intelligenze, spesso sottovalutate. La bocciatura condiziona autostima e motivazioni, ignorano le condizioni di partenza e quelli di arrivo.

Come correre ai ripari quando accade?
Dico sempre genitori che seguo che una bocciatura un debito sono già una lezione sufficiente, non c’è bisogno di rimproveri. Attenzione poi a voler restare a tutti i costi nella stessa scuola: statisticamente aumentano le probabilità di essere nuovamente respinti. Se ti affibbiano l’etichetta di quello che non funziona, difficile scrollarsela di dosso.

Intervista a Daniele Novara tratta dall’articolo “…non sentirsi bocciati a vita” di Ilaria Solari, pubblicato sul numero di Gioia del 21 giugno 2018

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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